RubricaTermini Imerese

Ricordando u Fistinu tra gli anni 40 e 60 – 3ª puntata – di Nando Cimino

Ancora fin verso la fine degli anni sessanta, la Festa Patronale di Termini Imerese era tra le più importanti della intera provincia e richiamava in città tantissimi visitatori

Nella Foto la Cappella del Beato Agostino nel Duomo di Termini Imerese

Ormai rivive solo nei lontani ricordi di tanti anziani; ed i giovani, quando gli si racconta del Festino del Beato Agostino Novello, non sanno nemmeno di cosa si parli.

Eppure, ancora fin verso la fine degli anni sessanta, la Festa Patronale di Termini Imerese era tra le più importanti della intera provincia e richiamava in città tantissimi visitatori. Durava non meno di quattro giorni, di cui due a Termini Bassa e due in quella Alta. Per l’occasione rientravano pure tanti emigranti e la marina si animava grazie alla presenza di giostre e tante, tantissime bancarelle; si vendevano biscotti, giocattoli, torrone, calia e simenza ed arrivavano pure i venditori di “pani ca meusa” e di “vasteddi cauri”.

Il momento più atteso era quello della corsa delle barche durante la quale i pescatori si contendevano un ambito trofeo. Si passeggiava sino a tardi ascoltando il concerto della banda musicale diretta dal Maestro Carotenuto e con i viali illuminati da una miriade di luci. I tavoli del chiosco di Tricomi erano stracolmi; era li infatti che, deliziati dalla frescura degli zampilli della vicina fontana, si poteva gustare il miglior gelato al pistacchio della città. La seconda sera poi si restava ben oltre la mezzanotte per assistere allo spettacolo dei fuochi d’artificio.

Le bancarelle, che tanti chiamavano “logge” l’indomani, di buon mattino, si trasferivano a Termini Alta sistemandosi nei pressi di Piazza Vittorio Emanuele III° oggi Piazza Duomo, e fin quasi al Belvedere. Anche in questo caso la festa era annunziata dalla alborata e dalla banda musicale che faceva il giro di tutta la città alta giungendo fino a S. Antonio; mentre, il festoso suono delle campane, annunciava le Celebrazioni Religiose.

Così come per le corse delle barche alla marina qui c’era invece grande animazione per assistere “a cursa di giannetti” che percorrendo la via Badia, oggi Garibaldi, giungevano fin quasi o chianu a Matrici. Dal pomeriggio poi, i marciapiedi davanti alla Società Operaia Paolo Balsamo da un lato, e del Circolo Margherita dall’altro, venivano occupati dalle tante sedie dei soci, che con l’abito della festa si godevano “u passìu”.

Al passaggio della Processione tutti si alzavano in piedi e gli uomini togliendosi coppole e cappelli si facevano il segno della Croce. Al rientro dell’urna, nella piazza illuminata a giorno, le campane suonavano a distesa e dopo la Predica e la Benedizione iniziava anche qui il concerto della banda musicale. I bambini si godevano l’ultimo assaggio di zucchero filato o di “gelatu di campagna”; e poi tutti con il naso all’insù per ammirare i fuochi d’artificio al Belvedere che, tra la soddisfazione generale, concludevano la festa. – Domani ultima puntata il Beato Agostino resuscita i morti.

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