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Termini Imerese: Conoscete Santu Bannera? – di Nando Cimino

Una storia curiosa e sconosciuta

Chi mi segue sa che mi piace raccontare storie curiose; ovvero quelle storie sconosciute o dimenticate, che parlano di aspetti di vita popolare della nostra città. Questa di cui vi narro oggi è in parte frutto dei miei ricordi d’infanzia, ovvero di circa 65 anni fa quando, dopo avere frequentato la prima elementare a Termini Alta alle cosiddette “Case Pirrone”, insieme ad altri bambini venni trasferito a Termini Bassa nel nuovo plesso di San Francesco di Paola, detto “U Santu Patri”.

Sapete tutti che in questa scuola si arriva salendo per una ripida rampa di scale al cui inizio, posto su una colonna, spicca proprio una bella statua di questo santo. Ebbene in quegli anni ebbi modo di sentire qualche anziano della zona che, riferendosi proprio a quella statua, la chiamava con il nomignolo di “Santu Bannera”. Ricordo che, da buon curioso, ne chiesi spiegazioni a mia zia Gina che abitava proprio in quella casa con terrazzo al cui angolo la statua si trova. Mi rispose però che non ne conosceva il motivo; ma che anche lei, e sin da quando era giovane, lo aveva sentito dire spesso.

La mia curiosità rimase, ed il mistero pure. La verità, ed il motivo per cui a quella statua era stato dato quel nome, lo immaginai tanti anni dopo quando ebbi modo di leggere un pezzo di storia della nostra città che ci riporta indietro nel tempo e fin nel 1860. Il 4 aprile di quell’anno a Palermo era scoppiata una prima sommossa popolare, presto soffocata, con la quale si intendeva scacciare i Borbone. Anche a Termini si erano verificati tumulti; e proprio nella nostra città, a dar man forte a tanti giovani ribelli era giunto anche Rosolino Pilo. L’undici maggio un gruppo di studenti appende il tricolore in una fontana, oggi scomparsa, che si trovava in Piazza Botteghelle proprio di fronte alla chiesa della Consolazione; ma durò poco.

Infatti, nel corso della notte alcuni soldati borbonici, appreso del fatto, uscirono dal castello e si recarono sul posto sparando a quella bandiera. I ragazzi non si arresero e già l’indomani decisero di appendere il tricolore in un luogo più sicuro ma ugualmente ben visibile; scegliendo di legarla, e stavolta vi rimase per parecchio tempo, giusto a quella colonna dove c’era la statua di San Francesco di Paola.

E penso fu proprio quello quindi il motivo per cui il “povero” San Francesco di Paola, ovvero u Santu Patri, finì con l’essere chiamato prima “u santu ca bannera”; e poi direttamente “Santu Bannera”. Oggi di questa storia si è persa memoria; ma San Francesco di Paola, senza più il tricolore, è sempre li a dominare dall’alto della sua colonna il Corso Umberto e Margherita; nessuno però lo chiama più “Santu Bannera”.

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