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Termini Imerese: L’oro dell’immacolata, si dimette l’arciprete – di Nando Cimino

Mons. Nicasio Sampognaro non essendo riuscito a ricucire lo strappo all'interno della chiesa termitana di cui era responsabile preferì dimettersi

(Quarta Parte) – Come dicevo, le proteste non si placarono; non servì nemmeno l’essere riusciti a portare di nuovo in processione nel 1977, se pur per l’ultima volta, la Immacolata ancora ricoperta con l’oro. La diabolica macchina non riuscì più a fermarsi e alla fine stritolò tutti. Passata la festa infatti fu avviata una petizione popolare che raccolse oltre settemila firme autenticate e che, accompagnate da una lettera, vennero inviate direttamente al Vaticano ma senza riuscire, come era prevedibile, a sortire effetto alcuno.

Avrebbe potuto mai infatti la Santa Sede smentire una decisione del proprio cardinale! In una analoga situazione si trovò, e non certo solo per colpa sua, anche il povero Pappalardo che ovviamente, non potendo dimostrarsi debole nei confronti del clero e dei fedeli termitani, non ci pensò nemmeno a revocare la sua decisione. Pensò invece e come, ad intervenire duramente nei confronti del Liotta, costringendolo a tornare sui suoi passi e ad accogliere nuovamente la confraternita nella chiesa di Sant’Antonio.

Ma a farne le spese fu soprattutto l’incolpevole arciprete Mons. Nicasio Sampognaro che, sebbene originario di Caccamo, sin dall’inizio si era prodigato per dissuadere il Liotta. Egli infatti non essendo riuscito a ricucire lo strappo all’interno della chiesa termitana di cui era responsabile, preferì dimettersi. Le dimissioni vennero accettate dal cardinale che, al suo posto, designò un suo giovane collaboratore ovvero don Vincenzo Manzella.

L’estate del ’78 fu in città molto calda, e non solo per questioni metereologiche. La stampa siciliana, ma anche di oltre stretto, si occupò infatti largamente della questione ed io stesso, trovandomi a collaborare con varie testate locali, vissi intensamente quel periodo. Non servì nemmeno una ulteriore accorata lettera inviata dalle congregazioni al cardinale; e così si giunse stancamente ed inesorabilmente all’otto dicembre del 1978 quando, per la prima volta nella loro lunga storia, le tre statue della Immacolata di Termini uscirono in processione senza gli ex voto sul manto.

Furono processioni concitate in cui non mancarono proteste anche clamorose ed un tentativo di aggressione nei confronti del Liotta; ma le forze dell’ordine, inviate in buon numero dalla questura di Palermo ed anche mimetizzate in borghese tra i fedeli, riuscirono a far si che tutto alla fine si concludesse nel migliore dei modi. Fu la fine di una lunga e secolare tradizione; un triste epilogo in cui tutti uscirono sconfitti. Non si salvò ovviamente nemmeno padre Giovanni Liotta che, se pur mascherato da un normale avvicendamento, venne allontanato da Termini Imerese e destinato in altre sedi. (seguiranno considerazioni finali).

Vedi anche(Prima parte) – (Seconda parte)(Terza Parte)(Considerazioni Finali)

Nando Cimino

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